BaB & Brexit – cosa ci aspettiamo dal 29 marzo?

Brexit 29 Marzo 2017

23 Giugno 2016…

Ricordo ancora quel giorno come se fosse ieri, dopo una notte agitata ad attendere i risultati del referendum mi sveglio e, tra la colazione e la borsa del lavoro da preparare, cerco su Google la parola magica di sei lettere che era entrata nella testa di tutti nei mesi precedenti: BREXIT

No, non scherzo! È così che sono venuto a conoscenza del risultato del referendum.

Google aveva creato una sezione ad hoc per seguire i risultati e mi aveva mostrato in maniera chiara e precisa che la maggioranza degli aventi diritto di voto 52% aveva votato a favore dell’uscita dall’Unione Europea. Uno shock devastante specialmente per una persona cresciuta a pane e fraternità internazionale che si era trasferita in una Londra meritocratica ed accogliente per piantare le radici del proprio futuro.

Beh a dirla tutta Londra, così come la Scozia e l’Irlanda del Nord, ha votato contro la Brexit, tuttavia non è bastato perché la maggioranza del paese si è espressa al contrario.

Ed è così che quella mattina, come tutte le altre prima, prendo il treno per andare a lavoro.

Ricordo ancora l’incredulità sulle facce dei colleghi in ufficio che non potevano capacitarsi del verdetto insensato delle urne. Ricordo le facce sbalordite davanti al video di Farage pubblicato in diretta intorno alle 9 quando si capiva che il denaro promesso al Sistema Sanitario Nazionale era, e resterà per sempre la più’ grande barzelletta della storia e, infine, ricordo la vergogna con cui i capi dipartimento inglesi hanno cercato di rassicurarci dicendoci che per noi lavoratori europei ( il mio team ha 8 europei su 10 ) non sarebbe cambiato nulla e che l’azienda avrebbe preso tutte le opportune misure per assicurare la continuità lavorativa a Londra.

Ci sono state molte manifestazioni contro la Brexit, minacce di un secondo referendum, la Scozia e l’Irlanda del Nord hanno minacciato una rottura del Regno Unito, ma alla fine dei conti niente di fatto, solo chiacchere da social media, post, storie e retweets vari.

Ma ad oggi cosa significa Brexit per gli Italiani a Londra?

Una cosa è certa, vi è molta incertezza e tante speculazioni, specialmente sulla comunicazione estera nei paesi membri UE, e ci riferiamo alla comunicazione dei telegiornali italiani.

Di sicuro alcune aziende hanno cambiato i piani di espansione a lungo termine. Vedi HSBC che trasferirà parte del suo staff a Parigi. Invece altre come Google, Apple, Twitter e Facebook hanno confermato Londra come sede strategica per i loro affari europei . Molte perplessità si sono registrate anche nel mondo accademico. Ai molti professori e ricercatori italiani presenti in UK potrebbe essere negato l’accesso ai finanziamenti europei, fonte di investimento principale per i tanti rinomati progetti di ricerca in UK. Brexit sta anche preoccupando molti genitori di studenti universitari d’oltremanica e le università temono un forte calo di iscrizioni nel prossimo anno accademico. Addirittura, la preoccupazione è talmente forte, che nei corridoi della prestigiosa Oxford University si mormora di una remota possibilità che dal prossimo anno si potrà usufruire dell’istruzione marchiata Oxford nel loro futuro campus a Parigi.

Ciò nonostante è opportuno ribadire che a oggi, di fatto, le leggi non sono cambiate visto che la negoziazioni non sono ufficialmente iniziate, e che gli effetti di Brexit potrebbero manifestarsi del 2019.

Nel nostro piccolo possiamo confermare un calo degli arrivi al progetto d’orientamento ed accoglienza gestito dalla Chiesta Italiana di Londra: Benvenuto a Bordo.

 

In media, prima di Brexit, arrivavano circa 20 partecipanti all’incontro.

Da Settembre 2016 invece, grazie anche al buzz negativo causato dai mass media italiani, il numero è sceso di oltre la metà.

 C’è gente che scrive al nostro servizio via mail chiedendo come fare per richiedere un permesso lavorativo in Inghilterra. Questa domanda è del tutto fuori luogo per ora visto che, ad oggi, non è cambiato nulla da quel punto di vista e i cittadini degli Stati membri dell’UE sono ancora autorizzati a vivere e lavorare liberamente in UK.

Gli italiani a Londra restano lo zoccolo duro del settore terziario anglosassone, ma al calo dell’immigrazione non si è invece affiancato un calo dell’offerta lavorativa e così ci sono meno persone di quante ne servono nei ristoranti dato confermato da manager di ristoranti e bar che stanno avendo difficoltà ad assumere nei tempi medi di assunzione.

Se da un lato vi è stata una diminuzione dell’immigrazione causata dalla mala informazione nella penisola dall’altra, dati del Consolato alla mano, vi è stata una corsa all’iscrizione all’Aire come se con quella si potesse certificare la residenza nello stato inglese.

C’è da chiarire che la residenza in Inghilterra non è collegata in alcun modo all’iscrizione all’ Aire ed è certificata dalle prove di residenza e dai contributi lavorativi versati dal momento del trasferimento.

Questa, in fine, si ufficializza con un documento che lo stato inglese rilascia dopo 5 anni di residenza ininterrotta: la Permanent Residence Card.

Nonostante tutto quello che e’ successo dopo la Brexit e dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni, Noi di Benvenuto a Bordo confermiamo la nostra volontà ad assicurare orientamento ed assistenza agli italiani “approdati” in Inghilterra.

Al tempo stesso stiamo valutando la possibilità di orientare il progetto in maniera diversa visto i possibili scenari che si prospettano una volta che Teresa May si appellerà all’ articolo 50 del Trattato di Lisbona mercoledi’ 29 Marzo 2017.

Staremo a vedere…

Alessio & Il team di Benvenuto a Bordo

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2 Risposte

  1. sabrina ha detto:

    Complimenti per il lavoro molto interessante e chiarificatore per chi vive come me in Italia e ascolta i tg nazionali. Lo faccio girare per quel che posso.
    Un abbraccio a tutti
    Sabrina ( mamma di Vanessa)

  2. Giuseppe ha detto:

    Ma è mai possibile che non esista alcuna maniera per bloccare questa assurda Brexit, voluta soltanto dai vecchi e destinata a creare immensi problemi alle nuove generazioni?

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